Contraffazione, CNA Milano: una minaccia per le imprese della moda e per il valore del Made in Italy
Anche per CNA Federmoda Milano servono più
controlli, maggiore consapevolezza dei consumatori e una tutela concreta delle
imprese che investono in qualità, creatività e competenze
La contraffazione rappresenta una minaccia concreta
per le piccole imprese, la concorrenza leale e il valore del Made in Italy.
Un fenomeno che riguarda da vicino anche il settore della moda milanese,
dove creatività, ricerca, qualità dei materiali e competenze manifatturiere
costituiscono elementi fondamentali della competitività delle imprese.
A confermare la portata del problema è l’indagine “Difendere
il Made in Italy. Le piccole imprese italiane di fronte al fenomeno della
contraffazione”, realizzata dall’Area Studi e Ricerche CNA in
collaborazione con CNA Federmoda. Secondo la rilevazione, il 93,4% degli
imprenditori considera grave il fenomeno: il 67,5% lo definisce molto
grave, mentre il 25,9% lo considera «gravissimo, una vera emergenza». Nel
Mezzogiorno quest’ultima percentuale sale al 35,1%.
Per CNA Federmoda Milano, i risultati della ricerca
rappresentano un richiamo importante anche per il sistema produttivo del
territorio milanese, dove la tutela dell’autenticità delle produzioni e il
riconoscimento del valore del lavoro artigiano sono temi centrali.
“La contraffazione è un fenomeno che merita
la massima attenzione anche a Milano. Dietro un prodotto moda autentico ci sono
professionalità, ricerca, creatività, investimenti e un patrimonio di
competenze che le imprese costruiscono nel tempo. Quando un prodotto viene
imitato e venduto come originale, non si danneggia soltanto un’azienda, ma si
rischia di svalutare il lavoro di un’intera filiera”,
dichiara Nicoletta Fasani, presidente di CNA Federmoda Milano.
Per le imprese, il principale motore della domanda di
prodotti contraffatti è il forte differenziale di prezzo rispetto agli
originali, indicato dal 68,1% degli intervistati. Seguono l’insufficienza
dei controlli e la scarsa informazione dei consumatori sui rischi e sui
danni provocati dal falso, entrambi indicati dal 23,5%. A modificare
profondamente le dimensioni e le caratteristiche del fenomeno è soprattutto il
digitale. Il 72,8% degli imprenditori ritiene che lo sviluppo del commercio
online abbia favorito la diffusione della contraffazione. Per il 54,2%
l’e-commerce ha contribuito almeno in parte alla crescita del falso, mentre il
18,6% lo considera il vero motore della contraffazione contemporanea.
Il dato più significativo riguarda tuttavia l’esperienza
concreta delle imprese: il 52,5% degli intervistati dichiara di aver avuto
direttamente o indirettamente a che fare con prodotti contraffatti. Quasi
il 70% segnala inoltre di essere stato esposto a fenomeni di concorrenza sleale
attraverso l’imitazione dei propri prodotti. Più della metà ha anche acquistato
inconsapevolmente merci ritenute originali che si sono successivamente rivelate
false.
La piccola manifattura appare particolarmente
esposta. Nell’industria, il 43,4% delle imprese giudica la contraffazione
abbastanza o molto diffusa nel proprio settore e il 30,5% segnala un
impatto economico continuo o elevato sulla propria attività, una percentuale
superiore a quella registrata negli altri comparti.
L’indagine mette in evidenza anche una vulnerabilità
interna alle stesse filiere produttive. Oltre sei imprese su dieci non
hanno adottato procedure standardizzate per verificare l’autenticità di
materiali, prodotti e semilavorati in ingresso. Tra le aziende che hanno
predisposto forme di controllo prevale ancora il rapporto fiduciario con
fornitori selezionati, mentre sono molto meno diffuse certificazioni e
procedure strutturate di verifica.
Un quadro che richiama l’importanza di un approccio alla
tutela del Made in Italy capace di coinvolgere l’intera filiera, dalla
provenienza dei materiali alla distribuzione del prodotto finito.
“È fondamentale che la lotta alla
contraffazione non si fermi alla repressione, ma comprenda anche prevenzione,
informazione e responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti -
aggiunge Nicoletta Fasani, presidente di CNA Federmoda Milano -. Le
piattaforme digitali devono contribuire in modo più efficace a contrastare la
vendita di prodotti falsi e i consumatori devono essere messi nelle condizioni
di riconoscere il valore di un prodotto autentico. Per le imprese della moda,
soprattutto quelle di dimensioni più contenute, la concorrenza sleale
rappresenta un ostacolo concreto alla crescita e alla possibilità di investire
in qualità e innovazione”.
Dalla ricerca emerge una domanda netta nei confronti delle
istituzioni. Il 60% degli imprenditori indica tra le misure più efficaci
sanzioni più severe per produttori e venditori di merci contraffatte; il
45,6% chiede maggiori controlli sulle piattaforme online e il 43,4% un
rafforzamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Solo il 3,7%
ritiene pienamente adeguati i controlli attuali. Accanto al rafforzamento dei
controlli e del sistema sanzionatorio, resta decisiva la prevenzione. La
ricerca evidenzia infatti le difficoltà dei consumatori nel distinguere un
prodotto autentico da uno falso: secondo gli imprenditori intervistati, per
almeno un terzo dei clienti questa capacità è del tutto assente e per un altro
43% si manifesta soltanto in alcuni casi.

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