CNA Milano: imprese a rischio. Il futuro dell’artigianato passa dalle nuove generazioni
Il nodo del passaggio generazionale entra con forza nell’agenda
economica di Milano e della sua provincia. Come evidenziato da CNA
Milano, sul territorio sono infatti circa 35.000 le imprese guidate da
imprenditori over 70 che si trovano già nella fase più delicata della
successione, mentre 135.000 aziende condotte da imprenditori over 60 si
avvicinano al ricambio. Inoltre nei prossimi dieci anni il fenomeno
potrà interessare oltre 125.000 attività produttive, con effetti diretti
sulla continuità aziendale, sull’occupazione e sulla tutela delle competenze
maturate nel tempo.
In un territorio che concentra una parte rilevante della ricchezza
prodotta a livello nazionale, il ricambio generazionale assume un valore
strategico. La sfida coinvolge soprattutto artigiani, micro e
piccole imprese, pilastro del tessuto economico milanese, chiamate oggi a
gestire una transizione decisiva per garantire continuità, occupazione e
competitività.
“I dieci anni indicati come
orizzonte temporale possono sembrare lontani, ma il fatto che oltre centomila
imprese del nostro territorio siano chiamate ad affrontare il passaggio
generazionale impone di intervenire subito - sottolinea Matteo
Reale, Presidente di CNA Milano -. CNA sta ponendo
grande attenzione su questo tema perché riguarda la tenuta economica di Milano
e della sua provincia. Per la prima volta nella storia del lavoro convivono
quattro generazioni diverse e già oggi si registrano passaggi che guardano
direttamente ai nipoti, saltando la generazione intermedia: un fenomeno
destinato a crescere nei prossimi anni”.
Il quadro locale si inserisce in una dinamica nazionale sempre più
evidente. La trasmissione d’impresa si conferma infatti una delle sfide
decisive per il futuro del sistema produttivo italiano: nei prossimi anni oltre
un milione di imprese dovrà confrontarsi con le criticità del passaggio
generazionale. È quanto emerge dall’indagine realizzata da CNA,
che ha coinvolto oltre 2mila imprenditori su tutto il territorio nazionale.
I numeri dell’indagine parlano chiaro: in Italia oltre l’80%
degli imprenditori over 40 ha già affrontato il tema della trasmissione della
propria attività. Tuttavia, più della metà non ha ancora avviato azioni
concrete per pianificare il passaggio di testimone. Un ritardo che rischia
di trasformarsi in un freno per la competitività delle imprese.
“Così come è delicato
formare e inserire nuovi collaboratori, altrettanto complesso è individuare
nuovi imprenditori pronti a subentrare nella guida dell’azienda, soprattutto al
di fuori della famiglia - afferma Matteo Reale, Presidente di CNA
Milano -. Sono due sfide che
viaggiano su binari paralleli e che richiedono formazione, innovazione e una
stretta collaborazione con le istituzioni e con CNA per orientarsi nei mercati
del futuro. Servono inoltre maggiori risorse economiche e un forte investimento
nel mentoring: l’accompagnamento che l’imprenditore a fine carriera può offrire
a chi subentra, mettendo a disposizione esperienza, competenze e visione. Non è
solo una questione tecnica, ma anche di sensibilità ed empatia”.
La trasmissione si conferma più efficace in ambito familiare, dove il passaggio
generazionale va a buon fine nel 63,7% dei casi. Al contrario, emergono
forti criticità nelle cessioni a dipendenti o a terzi: mancano acquirenti,
risorse finanziarie e spesso anche condizioni di accordo soddisfacenti. Tra chi
prova a vendere sul mercato, quasi nessuno riesce a concludere l’operazione e
quasi il 30% delle piccole imprese affronta forti difficoltà nel percorso di
trasmissione. Un dato che segnala una criticità strutturale e che rischia di
compromettere la continuità di una parte rilevante del tessuto produttivo
nazionale.
A pesare sul processo intervengono anche fattori esterni: burocrazia
eccessiva, pressione fiscale elevata, costo del lavoro e carenza di
personale qualificato rappresentano barriere che rallentano non solo la
nascita di nuove imprese, ma anche la continuità di quelle esistenti. Il tema
si intreccia inoltre con quello della trasmissione delle competenze. In
particolare nell’artigianato, dove impresa e “saper fare” coincidono, il
rischio non è soltanto la chiusura dell’attività, ma la perdita di conoscenze
che costituiscono un patrimonio unico del Paese.
Il quadro si complica ulteriormente alla luce delle trasformazioni
demografiche. I giovani imprenditori under 40 rappresentano appena l’11,3%
del campione, mentre cresce il peso delle classi più anziane. Una dinamica
che incide non solo sulla trasmissione delle imprese, ma anche su quella delle
competenze, elemento distintivo dell’artigianato e della qualità italiana.
Proprio l’artigianato, tuttavia, mostra segnali di resilienza: il 68,1% dei
giovani imprenditori opera in questo ambito, confermandone l’attrattività e il
ruolo strategico per il futuro del Paese.
L’indagine evidenzia anche gli ostacoli strutturali al fare
impresa: burocrazia eccessiva (46,2%),
pressione fiscale (44%), costo del lavoro e difficoltà nel
reperire personale qualificato. A questi si aggiunge un nodo sempre più
critico: l’accesso al credito. Negli ultimi anni si registra una riduzione
significativa del supporto bancario, soprattutto per micro e piccole imprese,
penalizzando in particolare chi intende acquistare un’attività esistente.
Nonostante le difficoltà, resta elevata la soddisfazione per la
scelta imprenditoriale: oltre l’83% degli intervistati si dichiara
complessivamente soddisfatto. Un segnale importante, che testimonia la
resilienza e la determinazione del tessuto imprenditoriale italiano.

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