Nuova legge artigianato lombardo CNA Lombardia: “Siamo favorevoli e insistiamo per politiche che favoriscano ricambio generazionale, accesso al credito e digitalizzazione”
CNA Lombardia accoglie favorevolmente il nuovo progetto di
legge sull’artigianato approvato da Regione Lombardia, che mira al
riordino della stessa normativa regionale, mantenendo un collegamento con la
legge nazionale quadro sull’artigianato (legge 174 dell’8.8.1985), e alle
politiche a sostegno delle imprese. Allo stesso tempo la Confederazione si
mostra però propositiva e strategica offrendo un sostegno condizionato a un
orientamento preciso delle politiche pubbliche, puntando a un’innovazione
sistemica e strategica che comprenda i reali bisogni dell’attuale
mondo dell’artigianato (filiere, nuove organizzazioni, evoluzione
tecnologica).
“Per CNA Lombardia questo PDL è utile proprio perché prova a mettere
ordine e a orientare le politiche su ciò che oggi conta davvero: persone,
credito, innovazione e qualità - afferma Giovanni Bozzini, Presidente di
CNA Lombardia -. Per queste ragioni confermiamo la valutazione
favorevole e ribadiamo la disponibilità a collaborare, in particolare nella
fase attuativa, per rendere efficaci e misurabili gli interventi previsti. Chiediamo
anche coerenza con un principio che per noi rappresentanti delle micro e
piccole imprese è fondamentale, ovvero il “Think Small First” dello Small
Business Act, cioè pensare prima di tutto in piccolo, e quindi costruire
regole, bandi e procedure adeguati a questi tagli dimensionali proprio per
favorire la crescita delle imprese.”
Il nuovo progetto di legge tocca con coscienza alcune delle
più grandi urgenze che riguardano le PMI e l’artigianato italiano, in
particolare lombardo, e per cui da anni CNA Lombardia è attiva:
1. La centralità del
capitale umano e il difficile cambio generazionale
2. L’accesso al
credito per le PMI
3. L’Innovazione come
fattore di attrattività
Il ricambio generazionale è spesso difficile e CNA ha evidenziato
come due figli su tre non proseguono l’attività di famiglia, con il
rischio concreto di perdere competenze, botteghe, micro-filiere e presidio
economico sui territori. E questa difficoltà si incrocia con un’altra emergenza,
ovvero la fatica a trovare lavoratori, con una difficoltà di reperimento che
in Lombardia resta molto alta.
“Portiamo dentro i percorsi i fabbisogni reali delle aziende, mettiamo
a disposizione imprenditori e tecnici per la progettazione delle competenze,
per la docenza e per i laboratori, e soprattutto apriamo le imprese per stage,
apprendistati e inserimenti - sottolinea Bozzini -. È così che
trasformiamo l’orientamento in esperienza concreta e costruiamo quel capitale
umano che serve al ricambio generazionale: non con slogan, ma con filiere
formative agganciate al lavoro vero.”
Negli ultimi quattro anni il credito si è ristretto, con minori
erogazioni nette per 7 miliardi di euro; e l’impatto maggiore ricade sulle piccole
imprese, che segnano un calo dei prestiti del 23,8% dal 2021 al 30
settembre 2025. In questo scenario, strumenti quali fondi di garanzia
e fondi rotativi, contributi in conto interessi, sostegno ai
Confidi e misure di patrimonializzazione non sono interventi marginali, ma
condizioni abilitanti per investire, gestire le fasi cicliche, rendere
praticabili i passaggi generazionali e accompagnare la transizione.
“Riteniamo che Finlombarda debba rafforzare il proprio ruolo di
stabilizzatore e di “primo rischio”, così da rendere più sostenibile
l’operatività degli intermediari privati e favorire flussi di liquidità a
condizioni compatibili con i margini delle imprese - spiega il Presidente
di CNA Lombardia -. Parallelamente, per raggiungere davvero la micro
impresa è indispensabile consolidare una filiera operativa con i Confidi: più
plafond dedicati, maggiore integrazione procedurale e tempi di delibera più
rapidi. Serve un attore regionale capace di fare massa critica e incidere sulle
condizioni reali di accesso al credito.”
Infine, la nuova legge pone un importante accento su digitalizzazione
e sostenibilità, che sono oggi leve decisive per la competitività
delle piccole e medie imprese. Permettono di aumentare produttività,
qualità e capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato. Favoriscono inoltre
l’attrazione di nuove competenze e migliorano l’impatto ambientale delle
attività produttive.
“Investire in queste trasformazioni significa rafforzare la resilienza
e garantire crescita duratura nel tempo - afferma Bozzini -. Per
questo anche in questo caso vediamo una direzione corretta intrapresa da
Regione Lombardia, perché è una scelta che, oltre a migliorare produttività e
posizionamento delle imprese, le aiuta ad essere più attrattive per i giovani e
per le competenze tecniche che stiamo cercando.”

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