Pompe di calore, Italia in ritardo: solo il 13% delle imprese sa come funzionano
La ricerca, realizzata da CNA, si concentra sull’elettrificazione
del calore sia dal punto di vista del condizionamento e sia lato processi
produttivi delle aziende
Gli ostacoli alla transizione sono la scarsa conoscenza delle tecnologie,
investimenti iniziali elevati, vincoli tecnici e bisogno di competenze
Le imprese italiane
conoscono poco il funzionamento delle pompe di calore e quasi una su
due non ha ancora valutato se elettrificare i propri processi produttivi,
mentre per gli impiantisti a frenare la diffusione di questa tecnologia
è soprattutto il costo. È il quadro che emerge dalla ricerca realizzata
nell’ambito del progetto nazionale CNA dedicato all’elettrificazione del
calore: solo il 13,3% delle imprese indica la definizione corretta di pompa
di calore, il 42,2% dichiara di non aver ancora valutato l’elettrificazione di
uno o più processi produttivi e il 74,7% degli impiantisti indica il costo
eccessivo dell’installazione tra le principali resistenze dei clienti.
Lo studio mette in
evidenza una doppia esigenza: aiutare le imprese a comprendere dove
l’elettrificazione possa risultare tecnicamente ed economicamente sostenibile
e rafforzare le competenze dei professionisti chiamati a progettare e
realizzare gli interventi. Accanto ai costi, pesano infatti vincoli
concreti, come la disponibilità di spazi tecnici adeguati, la conoscenza delle
tecnologie e la necessità di una formazione sempre più orientata alla pratica e
agli aspetti normativi.
I risultati sono
stati presentati il 3 novembre a Bologna nell’ambito dell’incontro conclusivo “Elettrificare
per competere. Competenze, tecnologie e imprese per la nuova transizione
energetica”, promosso da CNA nell’ambito del progetto coordinato da CNA
Milano insieme alle Unioni nazionali CNA Produzione e CNA
Installazione Impianti.
“Questi dati ci
ricordano che la transizione energetica si misura anche dagli investimenti che
le imprese riescono concretamente a realizzare. Per una micro o piccola
azienda, scegliere una pompa di calore o elettrificare una fase produttiva
significa confrontarsi con costi iniziali, tempi di rientro e vincoli tecnici
che non possono essere sottovalutati - dichiara Paolo Cavini, Presidente di CNA Emilia-Romagna -. In
una regione manifatturiera come l'Emilia-Romagna dobbiamo mettere le imprese
nelle condizioni di cogliere queste opportunità, attraverso competenze tecniche
diffuse, strumenti finanziari accessibili e procedure semplici. Il lavoro
congiunto tra imprese, installatori e istituzioni è fondamentale, ma la sfida è
soprattutto evitare che l'innovazione resti alla portata soltanto delle aziende
più strutturate. La transizione sarà davvero un fattore di competitività se
sapremo renderla possibile anche per le imprese più piccole".
Il progetto: due
direttrici, impiantisti e imprese
Il progetto si è
sviluppato lungo due direttrici parallele. La prima, dedicata agli impiantisti,
ha previsto momenti di informazione e formazione online e in presenza e un
percorso di corsi pratici gratuiti realizzati a Busto Arsizio, Forlì e Roma. La
seconda, dedicata alle imprese, ha portato il tema dell’elettrificazione
dei processi produttivi all’interno di appuntamenti rivolti al mondo
manifatturiero, tra cui MECSPE a Bologna, CNA Network e BeOpen a Brescia. Al
termine delle attività, CNA ha raccolto le risposte di imprese e impiantisti
attraverso due questionari.
Imprese,
elettrificazione dei processi produttivi e conoscenza delle tecnologie: le
barriere da superare
Lo studio rivolto
alle imprese, che ha raccolto 83 risposte, ha approfondito il livello di
interesse e di avanzamento dei percorsi di elettrificazione dei processi
produttivi, analizzando quali ambiti aziendali siano già stati coinvolti o
siano oggetto di valutazione, quali tecnologie le imprese prendano in
considerazione e quali ostacoli incontrino nell'avvio degli investimenti. La
ricerca ha inoltre indagato il livello di conoscenza delle soluzioni
disponibili, con attenzione alle pompe di calore, e la consapevolezza delle
imprese rispetto alle loro caratteristiche e possibilità di applicazione nei
contesti produttivi.
Il 42,2% delle
imprese dichiara di non aver ancora valutato la possibilità di elettrificare
uno o più processi produttivi. Il 22,9% ha già realizzato uno o più interventi,
il 14,5% ha avviato una valutazione preliminare e il 9,6% ha sospeso o rinviato
il progetto. I dati mostrano quindi che esistono esperienze già avviate e
percorsi in fase di sviluppo, ma anche un ampio margine per accompagnare le
aziende nella valutazione delle opportunità offerte dalle tecnologie
elettriche.
Tra le criticità
emerge soprattutto la sostenibilità economica degli interventi. I costi
iniziali di investimento sono l’ostacolo più indicato, dal 53% delle imprese
(44 su 83), seguiti dall’incertezza sui tempi di ritorno dell’investimento
(26,5%), dal costo dell’energia elettrica (25,3%) e dalla difficoltà di accesso
ai finanziamenti (22,9%). Pesano meno la mancanza di competenze (16,9%) e
l’incertezza normativa (8,4%), mentre il 16,9% non segnala ostacoli
significativi.
“L’elettrificazione
del calore non riguarda soltanto l’energia: riguarda il modo in cui le imprese
organizzano e sviluppano i propri processi produttivi - afferma Valentina Di
Berardino, Responsabile nazionale CNA Produzione -. È importante portare
queste tecnologie all’interno delle decisioni industriali, valutandone
l’applicabilità caso per caso e mettendo le aziende nelle condizioni di
individuare gli interventi più adatti. La transizione può diventare un’occasione
di innovazione, ma deve partire dalle esigenze reali del sistema produttivo”.
I dati della
ricerca trovano riscontro anche nelle esperienze di imprese che hanno
già intrapreso percorsi di innovazione ed efficientamento energetico,
dimostrando come questi investimenti possano contribuire non solo alla
riduzione dei consumi, ma anche alla competitività aziendale. È il caso di Eurofusione
Nironi Srl, azienda familiare di Reggio Emilia specializzata nella fonderia
di leghe di alluminio in pressocolata.
“Dopo la crisi del
2008-2009, con la riduzione dei margini e l'aumento della concorrenza
internazionale, abbiamo capito che, per restare competitivi, dovevamo evolvere
e non limitarci a fare ciò che avevamo sempre fatto - racconta Stefano Nironi,
CEO di Eurofusione Nironi Srl -. Non potevamo subire passivamente i
cambiamenti del mercato, ma dovevamo diventare protagonisti della nostra
trasformazione, investendo in innovazione e tecnologie capaci di rafforzare
l'autonomia e la competitività dell'azienda. Abbiamo iniziato elettrificando i
macchinari e ripensando il processo produttivo: insieme al costruttore abbiamo
sviluppato una soluzione che ci ha permesso di ridurre del 70% i consumi
energetici e aumentare del 25% la produttività del primo impianto. Negli anni
abbiamo progressivamente sostituito le vecchie presse oleodinamiche con nuovi
modelli elettrificati, diventando, nel nostro piccolo, la prima fonderia
italiana con tutte le presse elettrificate”.
“Per noi
l'elettrificazione non è stata soltanto una scelta tecnologica, ma un
investimento sulla capacità dell'impresa di competere nel tempo, riducendo i
costi di produzione, migliorando la qualità e aumentando la produttività - prosegue Nironi -. In
un contesto internazionale caratterizzato da forti pressioni competitive e
dalla dipendenza energetica e tecnologica, crediamo sia fondamentale che le
imprese investano per utilizzare meglio le risorse e rafforzare la propria
autonomia. In questo percorso è stato importante anche il supporto di CNA,
soprattutto nell'individuazione delle opportunità di finanziamento che ci hanno
permesso di realizzare investimenti altrimenti difficili da sostenere con le
sole risorse aziendali”.
Un secondo
elemento riguarda poi la conoscenza delle tecnologie. Alla domanda sul
funzionamento di una pompa di calore, il 74,7% dei rispondenti la descrive come
un sistema che utilizza energia elettrica per produrre direttamente calore,
mentre solo il 13,3% indica la definizione corretta, quella di un sistema che
trasferisce calore da un ambiente all’altro. Meglio conosciuto il comportamento
alle basse temperature: il 63,9% riconosce che può funzionare anche a
temperature molto inferiori a zero gradi, ma il 20,5% ritiene che il
funzionamento sia possibile soltanto fino a zero gradi e il 10,8% che la pompa
si spenga automaticamente.
Questi risultati
evidenziano l’importanza di un’informazione tecnica accessibile e di
strumenti che consentano alle imprese di comprendere meglio le
caratteristiche delle pompe di calore, le condizioni di applicabilità e
i possibili benefici. La valutazione deve partire dalle esigenze specifiche di
ciascuna azienda, considerando i fabbisogni termici, gli impianti esistenti e
le caratteristiche dei processi produttivi.
Il riscaldamento
e la climatizzazione degli ambienti produttivi rappresentano, in questo
quadro, il principale ambito di applicazione già affrontato o preso in
considerazione, indicato dal 55,4% delle imprese, davanti alla produzione di
calore per i processi industriali (28,9%). Il 24,1% non ha ancora individuato
processi o tecnologie da elettrificare. Gli interventi sugli ambienti possono
costituire un primo passo per avvicinare le aziende all’elettrificazione e
sviluppare una maggiore consapevolezza sulle opportunità di estensione ad altri
usi energetici.
“Non possiamo
chiedere alle piccole imprese di investire in tecnologie più efficienti senza
creare condizioni economiche che rendano questi investimenti sostenibili - evidenzia Matteo Reale,
Presidente di CNA Milano -. La transizione energetica deve tradursi in
un vantaggio concreto per chi produce, non aggiungere un ulteriore elemento di
incertezza. Servono politiche che riconoscano le specificità delle PMI e
consentano loro di programmare gli investimenti con una prospettiva di
medio-lungo periodo”.
Impiantisti, costi
e spazi tecnici incidono sulle scelte dei clienti
La ricerca rivolta
agli impiantisti, elaborata aggregando le risposte raccolte dopo webinar,
eventi e corsi di formazione, ha raccolto 217 risposte, 125 dopo webinar ed
eventi e 92 dopo i corsi. Le risposte consentono di osservare le difficoltà
della diffusione delle pompe di calore dal punto di vista dei professionisti
che operano direttamente sul mercato e si confrontano con le condizioni
tecniche degli edifici e le esigenze dei clienti.
Il 59,4% degli impiantisti
dichiara di aver installato pompe di calore negli ultimi dodici mesi. Tra
coloro che hanno effettuato installazioni, il 28,3% dichiara di averne
installate da quattro a sei e il 27,6% da due a tre; il 26% ha realizzato più
di dieci installazioni. I sistemi aria/aria e aria/acqua sono quelli indicati
più frequentemente, rispettivamente dal 58,5% e dal 52,5% dei rispondenti.
“La diffusione
delle pompe di calore richiede una filiera impiantistica preparata, in grado di
affrontare non soltanto l’installazione, ma anche la progettazione,
l’integrazione con gli impianti esistenti e la corretta gestione del sistema - sottolinea Diego Prati,
Responsabile nazionale CNA Installazione Impianti -. Investire sulle
competenze degli installatori significa migliorare la qualità degli interventi,
rafforzare la fiducia dei clienti e ridurre il rischio che esperienze non
adeguate compromettano la diffusione di queste tecnologie”.
Sul fronte delle
resistenze dei clienti, il costo eccessivo dell’installazione è
indicato dal 74,7% degli impiantisti, mentre il 46,1% segnala la
mancanza di spazi tecnici adeguati. I costi di energia per l’uso troppo
alti sono citati dal 22,6%, mentre le tempistiche troppo lunghe solo dal 3,7%.
Nella promozione degli interventi, il 58,1% indica le problematiche relative
all’installazione tra le principali criticità e il 57,6% segnala il prezzo.
Sulla tecnologia
in sé il giudizio è positivo: tra chi ha già installato pompe di calore solo il
9,7% segnala un funzionamento insoddisfacente e il 30,4% non ha
riscontrato alcuna problematica, mentre le difficoltà più frequenti riguardano
gli spazi di rispetto per manutenzione e riparabilità (33,2%).
Accanto ai costi e
ai vincoli tecnici, emerge la necessità di migliorare la comunicazione con il
cliente. Il 31,3% degli impiantisti segnala difficoltà nella gestione delle
informazioni da fornire, mentre il 26,3% evidenzia la difficoltà di
comunicare il valore delle apparecchiature.
Un ulteriore
elemento riguarda il momento in cui il professionista viene coinvolto. Il
61,3% degli impiantisti dichiara di essere contattato in occasione della
sostituzione della caldaia, il 15,7% a ristrutturazione già ultimata e solo
il 10,6% in fase di costruzione dell’edificio. Anticipare il confronto con il
cliente può consentire di valutare con maggiore attenzione le alternative
tecnologiche e la compatibilità degli interventi con le caratteristiche dell’edificio,
evitando che le decisioni siano prese quando le possibilità di scelta sono già
limitate.
Formazione e
competenze, la priorità è passare dalla conoscenza all’applicazione
La ricerca mette
in evidenza il ruolo della formazione come strumento per sostenere la
diffusione delle tecnologie e migliorare la qualità degli interventi. Dopo
le attività informative e formative, il 73,3% degli impiantisti assegna un
punteggio di 4 o 5 alla propria conoscenza e consapevolezza sulle pompe di
calore. Un dato positivo che va letto insieme alle esigenze di aggiornamento
espresse dagli stessi professionisti. Il 56,7% indica la necessità di
approfondire gli aspetti pratici, mentre il 51,2% chiede maggiori
approfondimenti sugli aspetti normativi relativi all’installazione. Seguono gli
aspetti normativi e fiscali connessi a detrazioni e bandi regionali, indicati
dal 39,6%, e gli aspetti teorici, segnalati dal 39,2%.

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